DE CHIRICO-"RITORNO AL CASTELLO"

DE CHIRICO – “RITORNO AL CASTELLO”

Dopo Ferrara, Spoleto, Campobasso, Tokyo, Istanbul e Monza, Conversano ha avuto il grande onore di ospitare, dal 10 luglio al 20 novembre 2016, la mostra di un grande artista del Novecento, Giorgio de Chirico.  Il titolo della mostra: “Ritorno al castello”, tratto da alcuni quadri dello stesso artista, risulta perfettamente in armonia con la splendida e suggestiva location del castello di Conversano. Il visitatore, attraverso una sorta di labirinto fatto di scale strette, corridoi, spazi chiusi e aperti, oltrepassando una porta non troppo ampia, viene catapultato nel suo viaggio alla ricerca dell’arte. La mostra è stata organizzata per far rivivere allo spettatore alcune delle scene rappresentate da de Chirico stesso nelle sue opere.  Il visitatore si trova infatti dinanzi a cinque stanze, le cui pareti amplificano lo splendore delle opere presentate. Si tratta di ventisette dipinti, otto disegni/acquerelli, dieci litografie e cinque sculture. La maggior parte delle opere riprende i poemi cavallereschi, il cui tema ricorrente è il viaggio, con una presenza costante di cavalli, cavalieri e castelli. Particolarmente coinvolgenti risultano L’araldo (1936), Due cavalli verso il castello (1941), Paesaggio con fortezza (1954), Battaglia con cavalli e cavalieri (1939), Cavalli antichi ai piedi del castello (1968).  Il dipinto "Il ritorno al castello avito" (1969), in particolare, sembra esprimere in maniera molto efficace il desiderio dell’artista di entrare nel “castello” inaccessibile, metafora della vita. Il cavallo e il cavaliere sono rappresentati tramite una sagoma nera, come se fosse un’ombra che attraversa il ponte per raggiungere il castello. Il dipinto trasmette un senso di solitudine e di angoscia. 
La mostra, inoltre, rappresenta un’occasione unica per conoscere la rivoluzionaria pittura metafisica fondata proprio da de Chirico.  Manichini, uomini senza volto, statue, paesaggi mitologici, oggetti di varie epoche, accostati tra loro senza evidenti legami, trasmettono allo spettatore un senso di smarrimento. Tra le opere metafisiche più caratteristiche spiccano Interno metafisico con paesaggio romantico (1968), Il segreto del castello (fine anni Sessanta) e Le Muse inquietanti (1974 c.a.), che sembrano nascondere segreti mai svelati, verso cui tendeva il cavaliere errante dei poemi cavallereschi.
Al termine della mostra il visitatore continua ad “errare”, come un cavaliere, passando dal sogno alla realtà, con il ricordo indelebile di questi capolavori, soddisfatto per avere vissuto un’esperienza culturale ed esistenziale di altissimo livello.